I GATTI LO SAPRANNO….

 
 
  "…E  Cesare perduto nella pioggia sta aspettando da sei ore il suo amore ballerina…"
 
 
Quando molti anni fa uscì "Alice guarda i gatti" di
Francesco De Gregori, io riconobbi subito all’interno del linguaggio ermetico della canzone, il riferimento esplicito a CESARE  PAVESE e a un triste episodio
della sua breve vita.
 
 Io vorrei ricordare Pavese nel periodo in cui il suo lirismo si fece più intenso e scrisse la raccolta di poesie "Verrà la morte e avrà i tuoi occhi".
 
Fu nel ’50, mentre viveva l’emozione di un amore struggente nella splendida cornice di una primavera romana, un anno prima di morire suicida.
 
 Di questa raccolta voglio ricordare in particolare
QUESTA poesia:
 
  " I  GATTI  LO  SAPRANNO
 
 
Ancora cadrà la pioggia
sui tuoi dolci selciati,
una pioggia leggera
come un alito o un passo.
Ancora la brezza e l’alba
fioriranno leggere
come sotto il tuo passo,
quando tu rientrerai,
tra fiori e davanzali
i gatti lo sapranno.
 
Ci saranno altri giorni,
ci saranno altre voci.
Sorriderai da sola.
I gatti lo sapranno.
Udrai parole antiche,
parole stanche e vane
come i costumi smessi
delle feste di ieri.
 
Farai gesti anche tu.
Risponderai parole
viso di primavera,
farai gesti anche tu.
 
I gatti lo sapranno,
viso di primavera;
e la pioggia leggera,
l’alba color giacinto,
che dilaniano il cuore
di chi più non ti spera,
sono il triste sorriso
che sorridi da sola.
 
Ci saranno altri giorni,
altre voci e risvegli.
Soffriremo nell’alba,
viso di primavera. "
 
 CESARE  PAVESE
 
 
 
 
 C’è poi, una poesia che Pavese scrisse in un periodo precedente….ma che tanto impatto emotivo ha avuto nella MIA vita e nelle scelte che ho fatto.
Eccola:
 
 
 "LIBERTA’
 
 
E allora noi vili
che amavamo la sera
bisbigliante, le case,
i sentieri sul fiume,
le luci rosse e sporche
di quei luoghi,il dolore
addolcito e taciuto…
 
Noi strappammo le mani
dalle vive catene
e tacemmo,
ma il cuore
ci sussultò di sangue,
e non fu più abbandonarsi
al sentiero sul fiume.
 
Non più servi,
sapemmo di essere
soli e vivi.  "
 
 
CESARE  PAVESE
 
 
 
 
 
…"…Sei venuta di marzo
sulla terra nuda,
il tuo brivido dura.
Sangue di primavera,
anemone o nube,
il tuo passo leggero
ha violato la terra.
Ricomincia il dolore…"
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